CRITIC  TEXTS

Alessandro Boezio is an artist who comes from a versatile creativity, a multi-faceted sculptor who experiments with diverse artistic forms in an intriguing interplay between reality and illusion, he blends the excesses of style with linguistic provocation, technical and technological contradiction and contrasts materials to create installations, structures and objects.

He uses an innumerable variety of materials, from the most humble to the most precious, each worked with great capability and infused with a rich vein of humor. From disenchanted quotes to playful exercises, his figurative manipulation of hyper-surrealistic concepts and language, plunges the eye into reality and pushes the debate on environmental and social issues.

Boezio invented micro and macro figurazioni, adding and taking away things using ruins, assembling discarded and excess objects, toying with the simulation of daily life, configured as a hyper-realistic representation, meticulous in their execution and incredible in their final visual coherence.

The poetry of the impossible and the philosophy of the artificial, the optical illusion of the mimesi and the search for grotesque connections, as well as a constant and ironic re-use and recycling of materials come together in works with connotations that hint at the metaphoric and practical conceptions. With an eye on the past and one on the future, between pop tastes and visionary symbols, from Warhol Ontani, Pascali e Fabre.

The sculptural language of the artist inserts itself into the typically flexible Italian tradition, innovating through the use of diverse materials (clay, ceramics, bronze, fiberglass, metal, marble, silicon, wood, plastic etc.) worked using artisan or technological methods, using hyperbolic gigantism and creating off-scale pieces by adding found objects and recycled materials (including human hair and animal skins) lights and sound as well as mechanical parts.

His hallmark is elegance and accuracy, which can be seen in his designs and sketches for projects, in the unsettling studies of anatomy, botany and the human body, a metaphor for unease and uncertainty. It is a body of work made from unlikely grafting, a confusion of limbs where art takes on an absurd dimension. A body of work, at times mixed with the animal kingdom or fed by plant material. Sometimes the animals themselves spring from the superfluous objects produced by consumer excesses. In other occasions it is rubbish collected in multi-colored bags which become a decorative element for a house or urban setting.

For example, in his series of cyclical works “StrAnatomie” the prevalent themes were those of the extraordinary anatomy created by the ambiguity of animal and human forms woven together, the blending of the arts together producing new living creatures. From Fanta-mythology and trans-science, these incredible living shades stupefy with their formal elegance. (“Aracne future”) and they remind us of the marvelous images of the tales of mythology. Or on the other hand, he disturbs us with the unnatural deformations caused by genetic mutations.The extra-sculptural di Boezio, a metaphor of unease in our confused present, however they provoke us to recoup the memories of the past or reflect on the errors of contemporary civilization. Other installations reflect, with a shrewd sarcasm, on the perverse contradictions of our time. On the exasperation felt in the traffic, the confusion, the uncertainty, the pollution. On the pervasive and invasive technology.

In the unrefined reality in which we are immersed, the artist dedicates his environmental works, which remind us of our mortal vices (smoking for example), our manias (such as our exasperated use of cell phones), our unpleasant linguistic habits, our frustrations and our rage. All this becomes, for Alessandro Boezio, an occasion to laugh about ourselves, make ourselves smile from within the mental traps which, stupidly, we have created for ourselves.

edited by Maria Vinella, critic and art historian.


TESTI CRITICI

Alessandro Boezio è un artista dalla creatività versatile,  scultore poliedrico che  sperimenta varie forme artistiche. In un gioco intrigante  tra vero e illusorio, fonde eccessi stilistici e provocazioni linguistiche, contraddizioni tecnico-tecnologiche e sfide materiche per realizzare installazioni, ambientazioni, oggetti. Utilizza innumerevoli materiali – dai più poveri ai più preziosi – lavorati con grande abilità e con una pregnante vena di umorismo. Tra citazione disincantata ed esercitazione ludica, la sua figurazione iper-sur-realista manipola concetti e  linguaggio, affondando lo sguardo nella realtà e fondendo temi ambientalisti e critica sociale.

   Boezio inventa macro e micro-figurazioni, montando e smontando cose e reperti, assemblando scarti e avanzi,  scherzando con la simulazione di un quotidiano configurato come una  rappresentazione iper-verista, meticolosa nell’esecuzione maniacale e incredibile nella coerenza visiva finale.

  La poetica dell’impossibile e la filosofia dell’artificiale, l’inganno ottico della mimesi e la ricerca di connessioni grottesche – nonché una costante e ironica pratica del recupero e del riciclo –  confluiscono in opere connotate dall’allusione metaforica e dalla pratica concettuale. Con un occhio al passato e un occhio al futuro, tra gusto pop e visionarietà simbolista, tra Warhol e Ontani, Pascali e Fabre.

  Il linguaggio scultoreo dell’artista si inserisce nella tradizione plastica tipicamente italiana, innovata nel confronto con materiali diversificati (argilla, ceramica, bronzo, vetroresina, metallo, marmo, silicone, legno, plastica ecc.), adoperati con metodologie artigianali o tecnologiche,  con gigantismo iperbolico e gioco del fuori-scala, aggiungendo materie povere ed elementi di recupero (compresi i capelli umani, le pelli animali), meccanismi sonori, luminosi e ingranaggi di  movimento.

  Il suo segno è elegante e accurato, lo si vede nei disegni di schizzi e progetti, negli inquieti studi di anatomie e di botanica. Il corpo umano, metafora di malessere e incertezza, è un corpo fatto di improbabili innesti e confusioni di membra, dove gli arti hanno dimensioni assurde. Tale corpo  si confonde, talvolta, con quello animale o si alimenta di interferenze vegetali. A volte, gli animali stessi nascono dagli oggetti superflui prodotti dagli eccessi consumistici. 

   Nella serie di opere del ciclo  “StrAnatomie”  i temi privilegiati sono quelli delle anatomie stra-ordinarie,  generate dall’ambiguità di forme umane e animali  intrecciate tra loro, con gli arti che si innestano gli uni sugli altri sino a produrre nuove creature viventi. Tra fanta-mitologia e trans-scienza, queste incredibili parvenze viventi stupiscono per la loro eleganza formale (“Aracne futura”) e ci ricordano le immagini meravigliose della narrazione mitologica. O, all’opposto, ci sconvolgono per le connessioni con le innaturali deformazioni causate dalle mutazioni genetiche.I corpi extra-scultorei di Boezio, metafora del malessere del nostro confuso presente, si offrono, dunque, come occasione provocatoria per recuperare la memoria del passato o per riflettere sugli errori della civiltà contemporanea.

  Altre installazioni riflettono – con sagace sarcasmo –  sulle contraddizioni perverse del tempo presente.Sui tempi esasperanti del traffico, della confusione, dell’incertezza, dell’inquinamento. Sui tempi della tecnologia pervasiva e invadente. Alla realtà ineducata nella quale siamo immersi, l’artista dedica opere ambientali che ci ricordano i nostri vizi mortali (il fumo, ad esempio), le nostre manie (come quella dell’uso esasperante dei cellulari), le nostre sgradevoli abitudini linguistiche, le nostre frustrazioni e la nostra rabbia. Tutto diviene,  per Alessandro Boezio, un’occasione per prendere in giro noi stessi, per farci sorridere delle trappole mentali che – stupidamente – abbiamo creato per complicarci la vita.

testo a cura di Maria Vinella, critico, storico dell’arte.


TESTI CRITICI  (estratti)  CRITIC TEXTS  (extracts)

… L’opera di Alessandro Boezio è composta da due elementi, uno più scultoreo (il ragno) e l’altro più manuale (la ragnatela, tessuta con il filo dorato). (…) Questa è un opera che si ispira a Pino Pascali.  Pascali aveva realizzato una  grande “Vedova blu”  di peluches. Ritornando all’idea del gioco e  delle opere fuori misura, (…) questo giovane artista è  l’emblema della continuità di Pascali con le nuove generazioni. …

(estratto dall’intervista a Rosalba BranàDirettrice del Museo Pino Pascali di Polignano a Mare-Bari, diAntonio V. Gelormini  per “affariitaliai.it” , 1 giugno 2012).


 

“(…)Alessandro Boezio rappresenta uno dei più antichi simboli della creazione, della creatività e del duro lavoro, il ragno, creatore di tutte le cose, che tesse la ragnatela del mondo. Da un lato, il ragno come difensore del popolo, meraviglioso salvatore, protettore del focolare. Dall’altro è associato alla crudeltà, all’avidità, al tradimento. Il valore positivo dei ragni si rifletteva nei miti sui ragni, che avevano insegnato alla gente il mestiere e l’arte della tessitura. Oggi, il ragno è un simbolo inequivocabile di fobie, tuttavia, grazie alla sua capacità di tessere una ragnatela, rappresenta la complessità della vita e del destino. Poiché la ragnatela parte dal centro e si allarga dalla bocca del ragno, in alcune culture è considerato un simbolo del sole e della creazione della vita. A causa della complessità della ragnatela e le sue somiglianze con un labirinto celtico, la ragnatela rappresenta gli ostacoli che devono essere superati dall’uomo. Boezio gioca esattamente su queste ambigue metafore, Aracne era molto brava a tessere, tanto brava da paragonarsi e contestare la tessitura della dea Atena, che trovando in lei la rivale, distrusse la sua creazione. Aracne si uccise, ma la dea, la trasformò in un ragno. In questo mito greco si possono rintracciare i motivi  classici di molte culture – trasformare un uomo in ragno. (…)”

 (Graziano Menolascina, testo critico catalogo, mostra collettiva “Open//The Generation of Future, Galleria BLU Org, Bari 2013).


“(…) Il soggetto (delle sue opere) sono degli improbabili sacchetti d’immondizia che hanno vestito per l’occasione i panni  di eleganti pomi ritratti da Boezio a sostituzione dei frutti di eleganti composizioni di still life di frutta. Qui il trash diviene non solo strumento ma anche contenuto semantico dell’opera e la decontestualizzazione tocca un tema caro dei nostri giorni quello dei rifiuti. L’emergenza dello smaltimento dei sacchetti è il cono d’ombra in cui si proietta questa dialettica di duchampiana memoria e diventa anche il modo risibile con cui affrontare un problema che è anche sociale e politico. Il riferimento poi all’antico è ridondante quanto flebile e crea questa duplice corrispondenza col passato nell’indagare la Natura Morta nel suo periodo di massimo fulgore, il  Seicento e di guardare a due grandi protagonisti di quella stagione artistica: Michelangelo Merisi da Caravaggio ed Evaristo Baschenis. (…)”

(Francesca Di Gioia, testo critico, mostra personale “The death of still life”, Make Make Gallery, Roma 2011).  


                                                                                                                                                                                                                                            “(…) Natura o sostenibilità? Ambiente animale e vegetale da preservare nella sua integrità o cultura umana che non contrasta con i propri atti la natura stessa? Il pieno e consapevole riconoscimento dell’identità armoniosa, materiale spirituale, del mondo naturale, con il conseguente riconoscimento di naturale rispetto assoluto che ne deriva, non comporta necessariamente un’opposizione negativa dell’esistenza umana civilizzata all’ecosistema ambientale, nel quale l’uomo si trova strettamente a convivere e a intrecciare la trama dei suoi desideri e dei suoi bisogni (…) tra elementi della figurazione umana e rappresentazioni metaforiche di strutture fisiche naturali, come in Alessandro Boezio (opera “La natura dell’uomo”). (…)”

(Enrico Perotto, Fondazione Peano, Concorso Internazionale “Scultura da vivere”, PalazzoPeano, Cuneo 2009).


 “(…) Ma l’arte non è forse una necessità intrinseca all’uomo? Un territorio interno e contemporaneamente distinto dal vivere comune? Un luogo metaforico in cui azione e riflessione si uniscono per creare un linguaggio capace di esprimere il non-detto della quotidianità? Ad abbracciare con un unico sguardo le esperienze artistiche contemporanee emerge, infatti, con forza ed evidenza, al di là di una molteplicità linguistica, progettuale e metodologica, che sembra caratterizzare in maniera peculiare la ricerca contemporanea, la necessità di rapportarsi dialetticamente alla realtà, per comprendere la complessa articolazione dell’esistenza, superare la destabilizzante precarietà che la pervade e guardare oltre.”

(Loredana Rea, testo critico per la mostra  “Arte-fatto”, Palazzo di Città, Foggia 2007).


 “(…) L’attenzione per la figurazione iper-sur-realista, per la scultura che sperimenta innovativi materiali e tecniche, la raffinata pratica laboratoriale, l’ incessante sperimentazione, animano tutta la scultura di Alessandro Boezio. Una scultura che agisce sullo spazio e agisce anche sulla superficie, che è un faticoso lavoro sulla materia ma anche una ricerca del colore, che è pratica accurata del disegno ma anche studio dell’arte e della sua storia, antica e moderna.”

(Nèlida Amada Mendoza, scultrice, testo di presentazione al Premio Giorgio Pattacini, Fondazione Siniscalco Ceci, Foggia 2005).


  “ (…) Le esperienze artistiche del giovane Alessandro Boezio condotte in questi anni di studio e di ricerca, raccontano in realtà molte cose. Molte di più di quelle che potremmo immaginare. Analizzando il suo percorso espressivo è possibile analizzare chiaramente alcune posizioni ben precise: innanzitutto l’amore per l’iperrealismo e la figurazione, poi l’infinita capacità di sperimentazione, la tenacia della pratica laboratoriale, la tendenza alla deformazione surreale e l’atteggiamento ironico verso le cose. Il suo ‘rendere il vero’ consiste in un gioco illusorio fatto di eccessi e provocazioni, sfide e contraddizioni.”

(Maria Vinella, testo per il Premio Giorgio Pataccini, Fondazione siniscalco Ceci, Foggia 2005).

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